Votate secondo coscienza: domenica è previsto il voto per il referendum sulle Comunità di valle. Le opzioni sono tre: votare a favore dell'abrogazione della Comunità di valle, votare no all'abrogazione oppure astenersi dal votare, cioè disertare le le urne.

Personalmente ho  chiare le idee sul da farsi, ma da capogruppo di Partecipiamo per Nago-Torbole sono tenuto a ribadire che fortunatamente c'è libertà di coscienza ed il voto è segreto.

L'8 gennaio  scorso su questo sito scrivevo: Trentacinque consiglieri provinciali, le porte girevoli, le comunità di valle (elette in alcuni casi con il 25% dei voti e dopo un anno ancora imbalsamate), le assemblee di valle con quasi 100 consiglieri, l’istituzione di enti ed agenzie a go-go, 217 comuni, le circoscrizioni ecc. ecc. non contribuiscono senz’altro a riconsiderare la politica un valore positivo, ma vengono viste come l’occupazione di posti di potere e soldi sprecati…

Questo per spiegare che la gente è stufa e schifata dalla politica dei lingotti, dei diamanti, delle tangenti, delle  ruberie, dei  mafiosi,  dei ladri, delle baldracche (leggi altro pensiero su questo sito, riportato sotto), dei costi della politica, dei politici di professione…irremovibili!! C'è dunque bisogno di una profonda rigenerazione dei partiti, strumenti essenziali della rappresentatività democratica, nonché istituzioni  indispensabili per la formazione e la selezione della nuova classe dirigente. Altrimenti vincerà l'antipolitica...

Tutto ciò premesso per dire che in questi giorni molti amici di Nago-Torbole mi chiedono cosa votare al referendum indetto per l'abrogazione delle Comunità di valle.  La risposta è inevitabilmente votate secondo coscienza! Documentatevi leggendo i giornali di questi giorni che hanno messo in evidenza pro e contro le Comunità di valle, dopodiché votate secondo coscienza!

Il movimento civico Partecipiamo per Nago-Torbole, di cui sono il capogruppo consiliare, è difatti costituito da persone di provenienza diversa, legate da un programma amministrativo condiviso per gestire i problemi e le emrgenze dei nostri paesi. Nell'amministrare i problemi concreti della nostra gente all'interno del nostro gruppo non abbiamo riscontrato  grosse divisioni ideologiche. Anzi, siamo uniti da una comune sensibilità ed attenzione per il sociale, l'ambiente, lo sviluppo economico ed occupazionale, il turismo, la trasparenza, il dialogo, ecc. ecc.

Partecipiamo per Nago-Torbole è dunque rispettoso dei valori di libertà e democrazia. Il gruppo di persone che lo costituiscono sono in effetti legate da un profondo senso civico, ma sono uomini e donne  che hanno una propria storia personale e politica, magari legata pure a diverse coalizioni politiche nazionali, peraltro in questo momento unite a sostenere il governo Monti.

Per questo  ognuno di noi, al referendum sulla Comunità di valle,  voterà secondo coscienza.

 

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“Sarebbe un delitto se, in cammino verso il federalismo, l’Italia mettesse in discussione le autonomie esistenti. Ma chi quelle autonomie le ha deve usarle sobriamente”

Ieri Gian Antonio Stella ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera (che riporto sotto) nel quale attacca gli sprechi legati agli eccessi dell'autonomia provinciale.

La gente, a mio avviso, giustamente continua a non capire i costi della politica e men che meno coloro che hanno fatto  della politica una  “professione”, il loro mestiere.

In un momento di grave crisi economica (dove molte famiglie non riescono ad arrivare alla fine del mese) mi pare necessario ed opportuno aprire un dibattito ed un ragionamento complessivo sulle forme della  rappresentatività democratica a livello istituzionale.

Trentacinque consiglieri provinciali, le porte girevoli, le comunità di valle (elette in alcuni casi con il 25% dei voti e dopo un anno ancora imbalsamate), le assemblee di valle con quasi 100 consiglieri, l’istituzione di enti ed agenzie a go-go, 217 comuni, le circoscrizioni ecc. ecc. non contribuiscono senz’altro a riconsiderare la politica un valore positivo, ma vengono viste come l’occupazione di posti di potere e soldi sprecati…

A Stella gli fa eco oggi il sindaco di Rovereto Miorandi che, pur difendendo l'autonomia trentina, concorda con l'opinionista del Corrierone sul ruolo delle circoscrizioni. "O le autonomie speciali si mettono al servizio del Paese - afferma Miorandi - o vengono irrimediabilmente superate dalla storia. Personalmente, sono però convinto che dobbiamo avere il coraggio di percorrere ben altre strade, e su questo non posso che dare ragione a Stella: il sistema Trentino va certamente rivisto. Partiamo dall'esempio delle circoscrizioni. La strada giusta non è quella di abolirle ma di recuperarne lo spirito originario e di farle diventare nuovamente luogo di impegno, volontario e gratuito, per il bene del proprio pezzo di città. Favorire la libera, spontanea e democratica partecipazione dei cittadini alla "res publica", ma senza appesantimenti istituzionali e finanziari". Miorandi, oltre ai quartieri, pensa anche alle Comunità di Valle: non certo per eliminarle ma per renderle il più risparmiose possibile.

Nel mio piccolo comune, insieme agli altri consiglieri del mio Gruppo "Partecipiamo per Nago-Torbole", abbiamo deciso di devolvere il gettone di presenza alle associazioni del volontariato, quale segno del nostro impegno civico.

Ciò premesso e proprio partendo dalla conclusione di ciò che ha scritto ieri Gian Antonio Stella sul Corriere della sera - “Sarebbe un delitto se, in cammino verso il federalismo, l’Italia mettesse in discussione le autonomie esistenti. Ma chi quelle autonomie le ha deve usarle sobriamente” - propongo serenamente un confronto, senza steccati e senza pregiudizi, sul valore dell'autonomia provinciale e sui livelli di rappresentanza democratica in Trentino, poiché i livelli di rappresentanza retribuita e l'organizzazione istituzionale per 500mila anime pare non più sostenibile nelle attuali modalità.

Per accrescere ulteriormente l'autonomia speciale,  cioè l'autogoverno della nostra comunità, c'è bisogno  di  avvicinare nuovamente la gente alla politica ed ai partiti (forze politiche che dovrebbero ritornare ad essere le associazioni impegnate a formare la nuova classe dirigente) con l'obiettivo di far emergere i veri bisogni del nostro territorio. La classe politica formata da professionisti della politica, purtroppo, è troppo lontana dai bisogni reali della gente. Non a caso la politica nazionale ha fallito e si è dovuto ricorrere al "governo dei tecnici" per fare le riforme che gli eletti non erano in grado di produrre.

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Stella: «Quelle regioni troppo speciali»

Cosa c’entrano con l’autonomia 7 consigli circoscrizionali in una cittadina di 38.595 anime come Rovereto se sono stati aboliti in tutti i capoluoghi sotto i 250 mila abitanti? Cosa c’entrano con l’autonomia certe buste paga della Regione siciliana dove i presidenti di una commissione possono arrivare a 17.476 netti al mese, più di quanto prende Obama?

A decenni di distanza dall’istituzione, chi prima, chi dopo, delle Regioni a statuto speciale, non ce n’è una che non rivendichi la sacralità della sua autonomia. Questa perché è sul confine, quella perché è in montagna, quella perché è un’isola… Al punto che Raffaele Lombardo si è avventurato a spiegare che la Sicilia ha diritto a esser risarcita per i saccheggi subiti a partire da Ulisse, che se la prese con «Polifemo, un povero pecoraio siciliano che badava al gregge e vendeva formaggio». Polifemo che lui vorrebbe vendicare con un grande partito territoriale per «far ballare la samba a ogni governo».

Sia chiaro: l’autogoverno è una cosa seria. Che ha dato qua e là risultati buoni o addirittura ottimi. E non ha torto Luis Durnwalder, se uno studio del Sole 24 ore dice che le cinque Regioni autonome spendono (sanità esclusa) 2.591 euro per abitante contro i 790 euro della media di quelle a statuto ordinario, a rispondere che «non si possono contare le pere con le mele». È vero: le Regioni a statuto speciale devono farsi carico di molte più competenze delle altre. E spesso costosissime.

Uno studio della Cgia di Mestre segnala tuttavia squilibri eccessivi. I dipendenti pubblici ogni mille abitanti sono 55,9 nelle Regioni ordinarie e 76,2, ad esempio, in Val d’Aosta. La spesa pubblica per investimenti è nel resto della penisola di 518 euro pro capite e in Alto Adige di 2.023. Quella per l’istruzione è di 934 euro per ogni italiano medio nei territori delle aree «normali», 1.520 in Trentino. Non c’è tabella che non evidenzi distanze siderali fra queste due Italie. È giusto che i soldi spesi dalla Sardegna a sostegno dell’agricoltura rispetto alla Campania, come dice uno studio ancora del Sole, siano superiori del 1.607%?

Numeri pesanti. Che da anni spingono una fetta della politica e della società, come si è scritto, a guardare certi lussi delle Regioni speciali con gli occhi della fiammiferaia incantata dal piatto fumante dell’oca arrostita. E a invocare brutalmente l’abolizione tout court di tutte le autonomie. Compresa quella, blindatissima da accordi internazionali, dell’Alto Adige.

Forzature. Ma in tempi magri come questi chi governa le realtà privilegiate non può rispondere, come il presidente altoatesino, che lo statuto d’autonomia è lì e «ora Roma non può metterlo in discussione solo perché è in difficoltà». Tanto più sapendo, come ha letto sulla Südtiroler Tageszeitung, che i cugini di Innsbruck sono trattati con assai minore generosità. E che se lui prende 26.708 euro lordi al mese il suo omologo tirolese ne incassa 16.300.

Sarebbe un delitto se, in cammino verso il federalismo, l’Italia mettesse in discussione le autonomie esistenti. Ma chi quelle autonomie le ha deve usarle sobriamente. E non offendere il resto del Paese spendendo 226.272 euro in gettoni di presenza per i 12 consigli circoscrizionali di Trento, pagando il sindaco di Merano proporzionalmente 77 volte più di quello di Roma o dando a un deputato regionale siciliano un minimo di 14.808 euro netti al mese.

Il Corriere della Sera 07.01.12